Emergenza adolescenti?/ I compiti evolutivi dell’adolescenza

luglio 4, 2014 § 2 commenti

Maria Pia Bellini*

éL’adolescente va visto come un soggetto che deve simbolizzare e rappresentare il nuovo corpo postpubertario e il nuovo mondo di oggetti di amore e di odio. Egli vive un cambiamento radicale di scelte, gusti, comportamenti, desideri e bisogni reali non suggeriti dal contesto di vita, ma dalla profondità della sua soggettività. Adolescenza è senza dubbio un momento di crisi, un luogo dove si celebra il passaggio dal codice del figlio al codice maschile e femminile. Si manifestano dei processi decisionali inconsci: riguardano non solo il conflitto fra le istanze dei diversi codici e ideali dell’Io, ma anche le contrapposte modalità con le quali il codice maschile e femminile possono realizzare i loro compiti di sviluppo, anche in rapporto al contesto.

Un po’ di neuroscienze

Ciò che gli studi hanno documentato è che esiste una seconda grande fase di sinaptogenesi: tra i 6 e i 12 anni si infittiscono i collegamenti tra i neuroni, formando ciascuno dozzine di sinapsi con altri neuroni e creando nuove vie per gli impulsi nervosi. Lo spessore della materia grigia è massimo quando le ragazze hanno circa 11 anni e i ragazzi 13 (Lenroot & Giedd, 2006).

Successivamente avviene un secondo importante sfoltimento delle connessioni, che si verifica nella preadolescenza e si protrae fin oltre i 20 anni. In questa fase non viene alterato il numero dei neuroni, ma il numero delle sinapsi. Inoltre, il cervello degli adolescenti va incontro ad un aumento della mielinizzazione (e, di conseguenza, della sostanza bianca) migliorando l’efficienza nella conduttività neurale. Quindi durante l’adolescenza rimangono nel cervello meno connessioni ma più veloci. Le prime regioni del cervello che raggiungono la maturità sono localizzate  nella parte posteriore del cervello. Queste aree aiutano a interpretare, attraverso i nostri sensi, l’esperienza diretta con l’ambiente. L’ultima parte del cervello a cui lo sfoltimento sinaptico conferisce forma e dimensioni adulte, è la corteccia prefrontale, sede delle cosiddette “funzioni esecutive”: pianificazione, definizione delle priorità, organizzazione dei pensieri, controllo degli impulsi, valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. In altre parole, l’ultima parte del cervello a maturare è quella coinvolta nella capacità di prendere decisioni ponderate e responsabili

Il pruning delle connessioni sinaptiche è guidato sia dal corredo genetico che dal principio “ciò che non si usa viene perso” (“use it or lose it”), ovvero la sopravvivenza delle sinapsi è determinata dal loro stesso utilizzo. Oggi si sa che durante il periodo dell’adolescenza le connessioni nel cervello che vengono utilizzate diventano sempre più efficienti, ma se esse non vengono esercitate a sufficienza, potrebbero non sopravvivere al processo di pruning sinaptico.

Compiti evolutivi

Havinghurst, allievo di Erikson, parla di “developmental task”: un compito che si presenta in un determinato periodo della vita di un individuo. Se sarà portato a termine in modo adeguato, i problemi successivi saranno bene impostati e il soggetto potrà cogliere dalla vita le possibilità di felicità che essa offre, mentre in caso contrario si presenteranno momenti di crisi e disadattamento. Vediamo quali sarebbero questi compiti per l’adolescente.

Separazione-individuazione: raggiungere un grado di indipendenza dalle figure reali dei genitori e dalle rappresentazioni mentali e idealizzate; sviluppare la capacità di rinunciare a vissuti di protezione (e idealizzazione di sé) che la presenza del genitore garantiva

Mentalizzazione del Sé corporeo: elaborare la costruzione mentale di una nuova immagine di Sé a partire dalle trasformazioni corporee; acquisire l’auto percezione e consapevolezza di un corpo erotico, generativo, seduttivo, virile complementare all’altro, ma anche mortale

Nascita sociale: assunzione di un ruolo socialmente riconosciuto orientato ad un progetto futuro o ad agire in direzione della propria realizzazione; la scuola /lavoro dovrebbe divenire un luogo centrale come ambito per l’adolescente di gratificazione delle proprie esigenze di valorizzazione e successo.

Definizione-formazione di valori: definizione dei valori dell’identità di genere (maschio-femmina); Costruzione di un proprio modello valoriale ed etico, di ideali personali; sviluppare la capacità di sintetizzare i diversi processi identificativi e modelli identificativi con cui l’adolescente è entrato in contatto.

Soggettivazione: Cahn scrisse che essa è un  “Processo di assunzione della soggettività che va dalla nascita alla fase conclusiva dell’adolescenza e che consente o meno l’instaurarsi di uno spazio psichico personale, la possibilità di un lavoro interno di trasformazione e creazione”. Si tratta di un processo che riguarda il corso dell’intera vita dell’individuo e che in questa fase dello sviluppo trova uno snodo innovativo cruciale, da intendersi come conciliazione fra patrimonio psichico infantile e possibilità di creare nuove soluzioni: “Nell’adolescenza si decide per l’appunto in modo determinante il rapporto tra il riproporsi dell’identico e l’emergere del nuovo”.

Fragilità narcisistica

Jeammet: si sofferma sulla vulnerabilità narcisistica, sottolineando come le trasformazioni puberali destabilizzino pericolosamente l’equilibrio narcisistico individuale; le modalità e l’esito, costituiti dal riequilibrio, dipenderanno dalla qualità e quantità di risorse interne a disposizione, tra i quali risultano fondamentali le capacità di mentalizzazione del corpo e di relazione con oggetti esterni. “Quanto più le inquietudini sono importanti (vale a dire quanto più le basi narcisistiche sono fragili) tanto più sarà grande la fame di oggetti, con il rischio che si sviluppi un antagonismo tra la salvaguardia narcisistica e il bisogno oggettuale, laddove essi dovrebbero essere complementari. Infatti, quanto meno il suo equilibrio narcisistico sarà garantito da mezzi interni, tanto più l’adolescente avrà bisogno di oggetti esterni per completarsi e rassicurarsi e tanto più potrà vivere questo bisogno come minaccia per la propria identità” (Jeammet)

Col termine fragilità narcisistica ci riferiamo a una dolente e segreta  suscettibilità alle delusioni che la vita di relazione somministra; una  strutturale permalosità, un originario orientamento ad intercettare la mancanza di attenzione, lo sguardo distratto, la distrazione più impercettibile ma proprio per questo crudele. Che sia la vetrata o lo sguardo di ritorno della madre, si tratta di avere sempre a portata di mano un garante della propria esistenza, del proprio valore come soggetto vivente capace di interessare, di attirare lo sguardo. Il bisogno di riconoscimento non nasce però dalla convinzione di essere straordinariamente bello e prezioso, unico ed interessante, ma dalla percezione dolorosa di una diversità imbarazzante e feroce, squallida, intollerabile, fonte di un sentimento di estraneità confusa rispetto a qualsiasi ambiente o istituzione sociale, persino in famiglia, nei confronti dei genitori. Il soggetto narcisisticamente fragile cerca disperatamente di solidificarsi e invece evapora di continuo. La fragilità narcisistica sconsiglia di affrontare delle situazioni famigliari e sociali in cui si rischi di fare brutta figura, di perdere la faccia, di rimanere umiliati e mortificati.

“Questa politica relazionale molto prudente e accorta evita gli scandali, gli insuccessi, i confronti con l’ambiente e da ciò derivano il consenso e soprattutto l’impressione da tutti condivisa che si tratti di ragazzi sereni, saggi, maturi, responsabili, che non si cacciano nei pasticci in cui si trovano invece diversi loro coetanei molto più solidi che quindi possono rischiare molto di più, anche di fare pessime figure e rimanere rifiutati affettivamente e socialmente, poiché la loro componente narcisistica è molto più solida e li protegge dal dolore della mortificazione consentendo loro di perdere più volte la faccia a scuola e nel gruppo senza per questo sentire il bisogno di scomparire per sempre.” ( G.P. Charmet).

Scacco evolutivo

Ciò che caratterizza il funzionamento mentale è la confusione identitaria e il desiderio di risolvere l’enigma a volte anche con modalità impulsive o accelerazioni rischiose. Il dolore mentale legato all’eventualità che il conflitto fra codici affettivi si incagli in una controversia che paralizza sine die la presa di decisioni e il processo di trasformazione del funzionamento mentale, arrestando la realizzazione dei compiti evolutivi posti all’ordine del giorno: è questa una delle paure degli adolescenti. La percezione dell’arresto evolutivo è nettissima nella mente adolescente, ne deriva una forma particolare di dolore mentale che costituisce il motivo più frequente del tentativo dell’adolescente di sbloccare il processo ricorrendo ad azioni rischiose, violente, apparentemente insensate.

Le condotte agite

Secondo Jeammet vi è una predominanza del “vissuto” sul “pensato”, ovvero tendenza ad agire derivante dalla difficoltà del vivere il cambiamento e, contemporaneamente, di pensarlo; passaggio all’atto come estrema difesa della propria identità, un mezzo per ristabilire i limiti e i confini personali di soggetti vulnerabili e narcisisticamente molto fragili.

Il lavoro psico-educativo

Qui occorre ribadire la straordinaria importanza dell’ambiente e delle sue risposte in adolescenza: l’altro è ricercato come oggetto a cui cedere, di volta in volta, parti delle proprie istanze personali, capace di svolgere sia funzioni supplementari che di contenimento del mondo interno dell’adolescente.

Per Jeammet il ruolo dell’oggetto esterno è fondamentale; l’opportunità di sperimentare legami ed investimenti differenziati di cui l’adolescente ha bisogno per rimettere in movimento le diverse aree del proprio funzionamento psichico è uno dei cardini del processo educativo e psicologico.

Il profondo bisogno dell’adolescente è quello di un apporto esterno che possa sostenere le sue risorse interne rende particolarmente importante il gioco degli investimenti libidici e delle identificazioni con le figure significative con cui l’adolescente può costruire il proprio mondo di relazione, come esperienza che sostiene il Sé.

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