Emergenza adolescenti?/ Adolescenti oggi: complessità e nuove criticità

luglio 4, 2014 § 1 Commento

 orazio pirro*

éL’adolescenza è sempre più un terreno carico di tensioni, complesso ed oggi caratterizzato da nuove criticità. L’obbligo degli adulti è di costruire una dimensione di speranza investendo risorse nei progetti di prevenzione e nei programmi integrati di cura. E’ un problema anche etico che ci deve spingere a fissare delle priorità specie in tempi di risorse limitate. L’adolescenza è una priorità: e da questo non possiamo prescindere.

 L’area dell’intervento con gli adolescenti del servizio che dirigo è un’area difficile e complessa. I motivi di tale complessità sono riconducibili ad alcuni fattori emersi in questi ultimi anni in maniera evidente e preoccupante:

1)     L’adolescenza è sempre più una dimensione imprevedibile difficilmente riconducibile ad una immagine coerente, ad un modello unico. Noi, che lavoriamo a stretto contatto con i disagi ed i disturbi degli adolescenti nonché con le situazioni di crisi acuta caratterizzate da ricoveri, abbiamo dovuto rilevare che non si riesce sempre a prevenire il loro disagio. Troppo spesso esso esordisce direttamente con le crisi acute. Basti dire che dal 2006 ad oggi, la percentuale dei ricoveri di adolescenti è cresciuta e quasi il 70% dei ragazzi (1 su 3) ricoverati non era conosciuto prima dai servizi.

2)     Un secondo fattore di preoccupazione è la precocità dell’età negli esordi delle crisi. Sino a poco tempo fa si rilevavano esordi di crisi a 15 anni, oggi l’età è scesa a 12 anni. Il che rende il quadro clinico più critico, facendo saltare le etichette nosografiche abituali. In passato l’attribuzione di una “diagnosi” era più immediata e forse anche più semplice. Oggi ci troviamo dinnanzi a quadri clinici più complessi, con malesseri molto più profondi e con situazioni molto differenziate tra loro. Le etichette cui siamo stati abituati non funzionano più.

In questo contesto va rilevato che, per fare un altro esempio, gli effetti delle droghe leggere su un cervello in crescita sono molto diverse e sicuramente più pesanti che non su un cervello già formato. Vi sono studi molto chiari che lo confermano. La stessa cosa vale per gli effetti dell’alcool cui sempre più precocemente si rivolgono i ragazzi e le ragazze. Dico questo perché anche questi fenomeni oggi rendono le cose molto più difficili ed articolate nel momento in cui si riesce ad intervenire con gli adolescenti in difficoltà.

3)     Si consideri poi l’isolamento degli adolescenti. Essi sono sempre più lasciati da soli e sempre più faticano a costruire relazioni stabili e sicure, sia con le famiglie che coi loro pari.

4)     Le famiglie sono sempre più sfasciate, malfunzionanti, con scarse competenze, con elevati conflitti. Talvolta sono caratterizzate da preesistenti patologie pregresse (il disturbo dell’umore, ad esempio) che incidono sulla personalità dei ragazzi stessi.

5)     Si manifestano rilevanti aspetti fobici nei ragazzi (specialmente rispetto alla scuola, ma anche nei confronti dei compagni con fenomeni importanti di “ritiro sociale”) che seguono l’esordio del quadro clinico.

6)     Il gruppo dei pari è infine, oggi, difficilmente definibile. Ci sono oggi tanti  “gruppi dei pari” che utilizzano codici molto diversi. Non c’è più un modello unico. Ma il bisogno di essere accettato in un gruppo resta un bisogno dell’adolescente che, di fronte alla frammentazione dei riferimenti, va in crisi. Il gruppo resta il sistema generativo di valori importanti per i giovani e la difficoltà di restare in sintonia con un dato gruppo o l’ansia di “stare dentro” ad un gruppo specifico, può far nascere sofferenze che non vengono immediatamente rilevate e poi esordiscono in modo acuto.

Nuovi modelli d’intervento

Come dicevo prima, il numero dei ragazzi e delle ragazze in crisi non segnalati e non conosciuti dai servizi è cresciuto, così come è cresciuto il numero dei ricoveri. Vi è dunque una difficoltà ad intercettare il disagio adolescenziale prima che emerga con patologie già gravi.

Spesso, di fronte alla crisi acuta, sono le famiglie stesse a richiedere dei ricoveri prolungati (cosa che non è possibile) quasi a testimoniare della difficoltà della famiglia a fronteggiare tali situazioni (trattandosi spesso di famiglie anche molto malsane).

Il contenimento ospedaliero, sia pure coi suoi limiti, resta comunque una risorsa importante, specie di fronte alle disfunzionalità delle famiglie, anche perché le famiglie non sono sempre consapevoli della gravità del disturbo dei ragazzi e delle ragazze.

A partire da questo quadro, è chiaro che occorre muoversi verso nuovi modelli di intervento e nuove forme di strutture che offrano riferimenti più saldi nella quotidianità. Come sappiamo esiste già un sistema di accoglienza post-ricovero fatto di servizi sul territorio, centri socio riabilitativi, comunità di vario tipo. Il mio Servizio utilizza queste risorse con grande impegno, coinvolgendo risorse professionali ed economiche significative.

Resta il fatto che il progetto di cura per un adolescente deve essere costruito superando steccati del passato. Oggi è fondamentale far funzionare le reti (tra operatori, istituzioni, servizi formali ed informali, ecc.) e costruire un modello sistemico e sistematico di intervento sforzandosi di usare tutto ciò che è possibile.

Ad esempio, il trattamento psico-famacologico per contenere i sintomi o il sentimento di angoscia sono importanti ed utili, ma va integrato con un trattamento psico-educativo serio e competente. Ci servono sempre di più degli educatori capaci di diventare, con il loro apporto, dei co-terapeuti.

Operatori “di qualità”, che siano flessibili, capaci di modulare l’intensità assistenziale, di leggere le relazioni ed i messaggi dei ragazzi e delle famiglie, ma anche di costruire progetti concreti e di metterli in discussione se necessario, di analizzare ed osservare i vissuti e le relazioni, ma anche di trascinare i ragazzi verso nuove esperienze positive.

Occorre cercare la funzionalità dei progetti e non si possono più scaricare le responsabilità: c’è sempre più bisogno di coralità nell’intervento per dare vita a progetti condivisi,  che vanno monitorati costantemente con indici ed indicatori specifici.

L’assenza di un progetto fa sì che poi il minore sfugga al controllo ed ad sostegno, per poi ritornare ai servizi in un secondo tempo in condizioni ben più gravi, generando così anche costi economici e sociali molto più elevati.

 L’obbligo degli adulti è di costruire una dimensione di speranza investendo risorse nei progetti di prevenzione e nei programmi integrati di cura. E’ un problema anche etico che ci deve spingere a fissare delle priorità specie in tempi di risorse limitate. L’adolescenza è una priorità: e da questo non possiamo prescindere.

* Neuropsichiatra Infantile, Direttore SC di  NPI Asl To 1

 

 

 

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