L’analfabestimo di ritorno/ La mia esperienza

maggio 4, 2014 § 1 Commento

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Cara Marisa, raccontandoti questa mia esperienza semplice, ma significativa intendo dare un piccolo contributo alla “nostra” école, che da anni tenacemente si occupa di scuola ed educazione.

Ho cominciato sei anni fa, presso la Pastorale Migranti di Torino, che offre ai migranti molti servizi volti all’accoglienza, all’ascolto e al dialogo, la mia esperienza di volontariato in corsi di alfabetizzazione e insegnamento della lingua italiana a persone straniere

L’insegnamento della lingua italiana è attivo per gli adulti in appoggio e in collaborazione con la scuola pubblica. Si tratta di corsi di approccio alla lingua e alla cultura del nostro Paese per particolari categorie: donne e uomini ricongiunti recentemente alle rispettive famiglie, richiedenti asilo, vittime di tratta e persone che successivamente frequenteranno corsi regolari per affrontare il test di livello A2 necessario per ottenere il permesso di soggiorno CE di lungo periodo, o per ottenere il diploma di terza media. Ci sono diverse “classi” e noi insegnanti lavoriamo in genere due mattine alla settimana coordinandoci tra noi all’inizio dei corsi e con riunioni periodiche.

  Ho collaborato anche con un piccolo gruppo di Umanisti, che offriva lo stesso servizio per due pomeriggi alla settimana nel Quartiere in cui abito: Lucento. Questa attività si è però conclusa perché il locale è stato richiesto dal proprietario e gli Umanisti ora tengono il corso in un’altra zona della città. Altre esperienze simili sono promosse dalla Chiesa Evangelica Valdese, dal Gruppo Abele, dall’Alma Mater, dalla CGIL e probabilmente da altri gruppi di volontariato. La connessione  tra volontariato e corsi pubblici regolari è, a mio parere, utile e significativa non solo perché copre dei vuoti in questo momento difficile, ma anche perché gli spazi informali possono essere più accoglienti e creativi e svolgere un ruolo complementare. Gli allievi e le allieve, che si sono avvicendati durante la mia pluriennale esperienza , sono stati molto diversi per provenienza, età e situazione familiare e culturale.  I Paesi d’origine sono: il Marocco e più recentemente il Medioriente e il Sud Est asiatico, l’America latina, la Romania, l’Albania, la Moldavia e soprattutto l’Africa. Molti uomini giovani sono soprattutto rifugiati e richiedenti asilo, molte donne sono venute in Italia per ricongiungersi con i mariti che le hanno precedute.  Comunque la distinzione non è così marcata. Il rapporto tra loro e con noi insegnanti, nonostante le diversità, è generalmente cordiale, aperto e  improntato al desiderio di conoscersi e collaborare. Tutto ciò ha permesso sempre di superare le difficoltà linguistiche attraverso forme varie di comunicazione, all’inizio anche non verbale. Il materiale didattico aiuta molto: libri specifici, cartelloni, audiovisivi, schede e …la classica lavagna. Particolarmente utili sono i libri della collana “Facile, facile “ dell’editrice Nina di Pesaro.   Alcuni hanno studiato nel loro Paese per diversi anni imparando anche l’inglese o il francese a vari livelli, altri sono appena scolarizzati e altri o non conoscono l’alfabeto latino o sono analfabeti magari… “di ritorno”. Per loro si parte da corsi di insegnamento molto più elementari… con molte figure e con i cartelloni vecchio stile a base di lettere e sillabe. Tuttavia per chi frequenta assiduamente, i progressi sono abbastanza rapidi probabilmente perché la motivazione all’apprendimento è forte (necessità di vivere il più normalmente possibile in un Paese straniero e di relazionarsi con altri e/o con la burocrazia). Certo, non tutti e non tutte frequentano fino al termine di ciascun corso o perché si trasferiscono altrove o perché trovano qualche lavoro (sui limiti di questi lavori ci sarebbe molto da dire, ma si tratta di problemi che vanno affrontati in altra sede), qualche volta invece perché ritengono che ciò che hanno imparato sia sufficiente per le necessità quotidiane. Per me, questa esperienza, senza grandi pretese, è stata ed è bella e costruttiva nella sua semplicità perché consente, nella maggior parte dei casi, lo sviluppo della conoscenza reciproca, di utili scambi e di un’amicizia solidale tra persone diverse. Infatti, durante il percorso, si svolgono anche feste e visite alla città, si vedono film e si incontrano studenti italiani di scuole superiori, che vengono nei locali della “nostra” scuola per conoscere l’esperienza e per relazionarsi sia pure superficialmente con le persone presenti. Nelle feste ci si scambiano anche dolci, cibi e ricette e qualcuno descrive gli usi tradizionali del Paese d’origine magari con l’aiuto di chi, conoscendo la loro lingua e l’italiano, può fare da interprete. Lo stesso vale per i racconti dei viaggi avventurosi e pericolosi che li hanno condotti nel nostro Paese; fortunatamente non tutti hanno vissuto queste esperienze drammatiche e chi le ha vissute talvolta ne parla volentieri, altre volte no. Infine bisogna dire che le donne arabe non sono molte e questo fa pensare che ce ne siano altre che vorrebbero frequentare ed uscire dall’ambiente domestico, ma non hanno la possibilità di farlo anche perché devono occuparsi dei figli piccoli, che non vanno ancora a scuola. Per venire incontro a questa necessità in alcuni casi le donne hanno potuto portare con sé i bambini, che in genere non disturbano perché giocano silenziosamente, disegnano, guardano libri illustrati o… sonnecchiano in braccio alla mamma o nel carrozzino. Certo, se fossero più di uno o due, le cose andrebbero diversamente! Il limite di questi corsi è la brevità, ma, se non si vogliono rifiutare i nuovi arrivati, si deve procedere così , d’altra parte chi vuole rafforzare le proprie  conoscenze e non è pronto per iscriversi a corsi ufficiali o non trova temporaneamente posto in essi, può ripetere  una seconda volta il percorso svolto. Il fatto positivo è che negli stessi locali della scuola  ci sono uffici che danno informazioni e sostegno nella ricerca di lavoro, nel disbrigo di pratiche burocratiche e anche nelle necessità più elementari (indicazioni su accoglienza notturna, distribuzione di indumenti, mense, consultori pediatrici ecc.). Insomma, come dicevo all’inizio, si crea una valida rete di collaborazione tra servizi pubblici e associazioni di volontariato sociale, in cui sono contenta di essere inserita nei limiti delle mie possibilità.   Minny Cavallone

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