L’analfabetismo di ritorno/ La scuola per adulti: un progetto senza oneri per lo Stato

maggio 4, 2014 § 1 Commento

 maria teresa vottero

éDai CTP ai CPIA, il balletto degli acronimi. I CTPereditano, insieme alle scuole serali, l’esperienza delle “150 ore” per l’accesso al diploma di terza media, conquista da parte dei lavoratori del diritto allo studio e antesignana dell’idea di educazione permanente e della successiva ufficializzazione del Life Long Learning degli anni ’90, con la Conferenza di Amburgo del 1997 e quella di Lisbona del 2000: da quel momento non si parla più di educazione ma di istruzione.

Nati nel 1997 hanno fotografato quasi vent’anni di bisogni e speranze di una società dolente, riflettendo una collettività complessa e multietnica, evidenziando e talora preconizzando direzioni e flussi dei cambiamenti in atto, specchio di un mondo fortemente in crisi e con disuguaglianze sempre più estreme.

I CTP sono dunque scuole pubbliche statali per adulti, aperte anche in orario serale, disseminate su tutto il territorio italiano (vedi elenco CTP) con compiti e numeri non sempre omogenei (a titolo di esempio in Piemonte i CTP sono 18, in Sicilia 66) che rilasciano titoli di studio e attestati di conoscenza di base della lingua italiana.

La nostra storia è la storia di un CTP, il “Gabelli”, che lavora nella periferia nord di Torino e ha accolto dalla sua nascita circa ventimila studenti, con interessanti variazioni della tipologia delle persone che vi accedevano: italiani, soprattutto donne, senza titolo di studio, immigrati di prima generazione a bassa scolarità, immigrati con titolo di studio per l’apprendimento della lingua italiana e per l’acquisizione di un titolo spendibile nel mondo del lavoro, profughi da paesi in guerra e richiedenti asilo.

Insegniamo quindi a leggere e scrivere a chi non ha potuto impararlo prima, l’italiano a chi ancora non lo parla, cittadinanza, matematica e informatica di base a chi deve accedere a un primo titolo di studio e accompagniamo al rientro in istruzione superiore; non sono solo adulti, ma minori dai 15 anni, mamme con bambini e soggetti fragili il cui elenco sarebbe lungo: citiamo in particolare i minori non accompagnati e, grazie alla collaborazione con gli istituti di pena e detenzione, accogliamo persone agli arresti domiciliari; tutti i CTP si relazionano con il territorio in una complessa rete di collaborazioni che coinvolgono regione, provincia, comune, circoscrizione, enti, associazioni e privato sociale.

La nostra scuola, che è stata attraversata da un centinaio di nazionalità diverse, è diventata anche un luogo di incontro e di socializzazione e di riconoscimento della propria e altrui dignità, in opposizione al clima di diffidenza e intolleranza vissuto all’esterno. Negli anni passati la legge Bossi-Fini, con l’istituzione del permesso di soggiorno a punti, ci ha visti coinvolti in una resistenza per non essere trasformati in meri enti certificatori per conto del Ministero dell’Interno, che non immaginava la necessità di percorsi di apprendimento dell’italiano ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno.

Come è facile comprendere, la domanda di conoscenza di base della lingua italiana da parte degli immigrati è stata altissima e ha indotto un proliferare di progetti  sul territorio, progetti che i CTP devono coordinare per i percorsi finalizzati ad un certificato. Ma tutto ha dovuto funzionare senza oneri e inserirsi come l’aria tra i granelli dello zucchero in un barattolo pieno, con pochi insegnanti e fondi ordinari dimezzati anno dopo anno.

Allora si lavora sempre di più per progetti e progetto è oggi la parola chiave per l’accesso ai Fondi Europei per l’Integrazione, ai quali partecipiamo indirettamente ad es. per i corsi di Italiano, attraverso gli enti che via via vincono i bandi di concorso, Regione, Provincia, Comune, Enti di formazione professionale, ad esempio la Casa di Carità (http://www.casadicarita.org/it/content/mission-il-senso-del-nostro-lavoro).

Ma un progetto non porta soldi alle scuole, non aumenta programmaticamente l’organico, ha per definizione vincoli temporali, economici e burocratici, parte quando è stato dato il via all’utilizzo dei fondi, non riconosce la programmazione didattica della scuola e richiede, se attuato con scrupolosità, molte ore di riunioni di coordinamento e organizzazione per integrarsi in modo sensato con la scuola.

nel frattempo…

I CTP e i Serali sono sempre stati “ospitati” dagli Istituti Comprensivi, che riuniscono in una stessa organizzazione almeno una scuola dell’infanzia, una scuola primaria ed una scuola secondaria di primo grado, vicine fra loro come collocazione nel territorio, con uffici di segreteria e dirigente scolastico che gestiscono unitariamente i tre ordini di scuola, per circa 800/1200 allievi, esclusi gli adulti.

Il D.M del 2007 conferisce ai CTP autonomia amministrativa e didattica sulla carta, ma senza sedi e dirigenze proprie nei fatti; il DPR 263 del 2012 legifera la trasformazione “senza oneri per lo Stato” dei CTP in CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) unendoli ai bienni delle scuole serali, rendendoli indipendenti e dotandoli di Dirigenze didattiche e amministrative. Il termine “educazione” qui scompare e la scuola azienda è pronta a partire con tutti i suoi “utenti”.

Sarà per quella postilla “senza oneri”, sarà per la diffusione e l’estrema variabilità delle realtà sul territorio italiano, sarà per gli interessi in gioco, la trasformazione si annuncia prossima ogni anno ma in sette anni non si è ancora realizzata.

In attesa di quadri stabili di riferimento e di risorse è difficile immaginare come dare un assetto razionale, pragmatico e lungimirante ad una realtà che dovrà sempre di più soddisfare bisogni formativi  adulti che spaziano dall’alfabetizzazione primaria all’acquisizione di titoli di studio di scuola secondaria.

Come alla scuola dei ragazzi anche alla scuola per adulti è stato chiesto di occuparsi di tutto con sempre meno mezzi, in cambio di nessun aiuto e nel silenzio delle istituzioni. La complessità crescente del vivere e del sopravvivere è ricaduta pesantemente sulle organizzazioni scolastiche, quella degli adulti con qualche complicazione specifica e con molte aspettative generiche, soprattutto europee.

E in assenza cronica di un disegno organico, che si faccia carico di farla funzionare ordinariamente, la scuola tutta, che non si può fermare, straordinariamente,cerca di resistere.

* Insegnante di matematica al CTP Gabelli di Torino.

 

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