Digitale/ Futuro digitale, tra facili entusiasmi e affrettate riflessioni

febbraio 4, 2013 § 3 commenti

 filippo trasatti

éSiamo davvero a un punto di svolta? O si tratta del l’ennesimo abbaglio prodotto da una tecnologia raffinata, potente, allettante e ricca di potenzialità, che però per cambiare veramente le cose (e nella direzione desiderabile) ha bisogno di un cambiamento culturale generale molto più profondo?

Non da oggi si è cominciato a riflettere sulle trasformazioni che l’utilizzo delle nuove tecnologie nella scuola può produrre. Molto dipende, ovviamente, da cosa si intende per nuove tecnologie: anche il libro a un certo punto della storia si è imposto come tecnologia, ossia come uno strumento in grado di mediare tra l’uomo e il mondo e di imporre una nuova forma ai saperi ed è diventato un mezzo irrinunciabile per la formazione personale e collettiva, per l’acculturazione e la trasmissione dei saperi ed un pilastro della forma-scuola che ancora adesso continuiamo a frequentare, noi insieme alle nostre giovani studentesse e studenti.

Non ci interessa qui tanto discutere di fumus profumis che, per sua stessa natura, tende a dissolversi in breve senza lasciar traccia. Ci interessa invece, e molto, continuare a riflettere sulle interazioni tra nuovi strumenti e sperimentazione didattica, e in particolare di quello che promette di essere un’innovazione con un fortissimo impatto sulla didattica, ossia il tablet, o se vogliamo quello che per ora resta il principe dei tablet, l’ipad.

La tavoletta magica

Si tratta senza alcun dubbio di una tavoletta magica in grado di produrre cose mirabolanti con semplici azioni, toccando qua e là: ascoltare musica, esplorare la Rete, creare videoclip, scrivere testi, leggere e creare iBook, giocare a scacchi e molte altre cose. A nessuno che l’abbia provato, non da esperto ma da semplice utente come me, possono sfuggire le potenzialità di questo straordinario strumento, fuori dalla classe e in classe.

Quel che si può da subito escludere è che possa essere usato semplicemente al posto del libro in una scuola e in classi che rimangono immutate o che si limiti ad essere un computer più piccolo, una sorta di miniportatile. O meglio è ciò che magari alcuni cercheranno di fare, perdendo però così l’occasione di riflettere serenamente sulle sue potenzialità didattiche.

Confrontando il sistema classico di una lezione libro+docente, con una lezione integrata multi canale che utilizza questi nuovi strumenti, a parte le mirabilia tecnologiche, la prima cosa che salta all’occhio è lo spostamento da uno schema uno-molti (docente studenti), a uno schema molti-uno, molti-molti (pluralità di fonti dirette al singolo studente e alla classe) e con ciò il nuovo problema (ma anche opportunità) di una selezione, di nuovi filtri che sostituiscono quelli classici scuola, libro, docenti.

Lo stato di connettività permanente (su cui cominciano a diffondersi anche studi sulle trasformazioni cognitive ed emotive che essa può comportare) consentita dai nuovi strumenti come i tablet (ma anche gli smartphone) fa sì che ovunque ormai, persino dentro le quattro mura scolastiche scrostate, si abbia un accesso non illimitato ma certo immenso a una quantità di stimoli e informazioni fino a poco tempo fa impensabile. Mentre prima, evidentemente almeno in aula, l’insegnante era, oltre ai libri, l’unico depositario del sapere, autorizzato alla sua trasmissione, con la connettività permanente, posso studiare uno stesso argomento con l’ausilio di altri docenti, testi, materiali multimediali. Non solo la quantità di informazioni, ma anche la rapidità dell’accesso sollevano domande su come utilizzare questa massa enorme di dati che, va sempre ricordato, non sono affatto conoscenza.

La didattica integrata multicanale

Mi sembra che un modo interessante di affrontare la questione, possa essere quello di considerare questi strumenti come dispositivi per una diversa messa in forma dei saperi con quella che gli esperti chiamano didattica integrata multicanale[1].

Proprio perché l’effetto spettacolare e il marketing rischiano di annebbiare la vista, converrebbe poi tener in debito conto le ricerche in ambito scientifico su gli effettivi risultati per l’apprendimento dell’utilizzo delle tecnologie digitali nella scuola, soprattutto di quelle di critici come ad esempio Antonio Calvani[2].

Infine si apre il campo della sperimentazione nella scuola, delle buone pratiche quotidiane che probabilmente sono già molto più diffuse di quanto si pensi e si sappia (a parte quelle già note e ampiamente pubblicizzate[3]) e che qui potrebbero trovare un luogo di decantazione, al di là delle facili promesse e degli illusionismi. E su questo versante la questione di come l’introduzione di nuovi strumenti cambi il rapporto tra docenti e studenti, sulle modalità per una più facile costruzione di una conoscenza condivisa, sulle connessioni tra nuove tecnologie e le tradizioni dell’attivismo e del costruttivismo.

Una ventina di anni fa il papà di Logo, un programma che girava sui computer Commodore 64, scriveva che se un insegnante medievale si trasferisse in una scuola contemporanea, a differenza di ciò che accadrebbe a un medico, capirebbe perfettamente ciò che si sta facendo, si sentirebbe a suo agio perché la distanza tra quella scuola e la nostra non è poi così tanta. Da qui partiva per immaginare un futuro non immediato, ma sull’arco di qualche decennio, in cui la scuola avrebbe subito un mega cambiamento[4].

NOTE

1. Alberto Pian, L’Ipad in classe, ebook, http://www.ebook.it/S/Narcissus_Self_Publishing/Alberto_Pian/Tecnologia_dell’Informazione_e_della_Comunicazione/ePub/iPad_in_classe_il_metodo.html.

2. http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/intervista-a-a-calvani-solo-demagogia-il-digitale-a-scuola-non-migliora-l-apapprendimento.

3. http://sperimentando.liceolussana.com/ebooksperimentazione/PMLKE_eBook_sperimentazione_vdef3.pdf.

4. http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/p/papert02.htm.


[1]

[2]

[3]

[4]

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